Il report di Edelman “2018 Trust Barometer pubblicato in Febbraio definisce il 2018 come “l’anno della battaglia per la fiducia”.

Di certo la fiducia non è più scontata men che meno consolidata.

Le tecnologie, l’online e le piattaforme stanno trasformando anche radicalmente i meccanismi di scoperta di beni e servizi di ogni tipo. Rendono accessibili opportunità che in passato non erano nemmeno immaginabili. Tuttavia per scegliere, la fiducia resta l’ago della bilancia, anche e soprattutto nel digitale.

Un esempio recente lo ha pubblicato wired.it a Giugno 2018 con un’intervista al fondatore di TIMANZO, Filippo Avidano che inizia così:

L’innovazione nel mercato della carne si può spiegare con due parole: coraggio e fiducia.”

TIMANZO è un ecommerce di fresh food, nato dalla distribuzione degli allevamenti del Podere dei Fiori, azienda agricola nella Maremma. Nell’intervista Avidano sottolinea l’importanza nell’ottenere la fiducia dei clienti proprio in un momento storico delicato per l’azienda che ha avviato un percorso a variare le lavorazioni delle carni e le loro proprietà.

Ma la fiducia dei clienti verso questo ecommerce non è arrivata per caso. Così come per molte altre realtà aziendali che attraverso le innovazioni stanno proponendo servizi e beni sempre più a disposizione di tutti, grazie alle tecnologie.

Lavoro coerente e trasparenza”. Sono questi gli elementi spiegati da Avidano e che passano anche attraverso una reputazione consapevole (link all’articolo sulla reputazione su Autentica).

D’altra parte, come per moltissimi beni e servizi, anche la carne per tanti anni è stata acquistata dal vivo, all’interno del rapporto di fiducia diretto che i consumatori costruivano con il macellaio, prima nei negozi tradizionali, poi nei supermercati.

La realtà raccontata su Wired, però, opera nel digitale, e il tipo di fiducia su cui può contare non è più diretta bensì distribuita ed è determinante affinché i consumatori affrontino l’ignoto – nello specifico caso l’acquisto online – senza vedere il prodotto attraverso il bancone di un negozio.

La reputazione colma questo divario.

Permette di scegliere di fidarsi o meno di una realtà che prima non si conosceva. Permette di scoprirla senza il contatto diretto, attraverso le tracce digitali e i pareri degli altri.

Ecco perché il percorso intrapreso da questo brand passa attraverso il raccontare i prodotti in vendita nello shop online quanto tutto il lavoro a realizzarli. E costruendo un rapporto diretto con i clienti a rafforzare quegli stessi elementi cardine della fiducia: competenza, serietà e onestà.

Perché i prodotti e i servizi proposti passano attraverso tecnologie funzionali, su misura per il cliente che garantiscono qualità, efficenza e trasparenza.

È dunque in corso una battaglia per la fiducia? Probabilmente sì e non soltanto da alcuni mesi.

È un lento ma inesorabile percorso a ridefinire i confini della fiducia – ciò a cui stiamo assistendo e a cui partecipiamo – che si sposta e cambia assieme alle innovazioni tecnologiche e i nuovi meccanismi di relazione, ricerca e ottenimento di beni e servizi.

Eppure, nonostante le inevitabili distanze tra luoghi, tempi e applicazioni degli stessi strumenti e risorse, nonostante le diversità tra tecnologie e sviluppi, ciò che colpisce e resta ha un tratto distintivo comune e unico: l’autenticità.

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