La fiducia è, di fatto, l’antidoto per eccellenza al rischio.

Considerando che di rischi se ne affrontano continuamente, come individui e come aziende, la fiducia acquista un valore sempre più centrale. A volte è un vero e proprio spartiacque tra ciò scegliamo fare e ciò che rifiutiamo.

Tutto, però, parte dal rischio che, per definizione, è ciò che si trova tra ‘il noto’ e ‘l’ignoto’. È qualcosa che non può essere classificato con certezza, almeno finché non viene affrontato direttamente. Ed è proprio questa scelta ad avvicinarci all’ignoto, a permetterci di scoprirlo.

Ma la scelta, consapevole e ponderata, richiede la presenza di un fattore cruciale: la fiducia.

Senza fiducia, l’ignoto è destinato a restare tale, perché è proprio la fiducia a convincerci a lasciare ciò che è ‘noto’ per affrontare qualcosa che non si conosce, che può essere più o meno rischioso, che può semplicemente far perdere tempo o, nella peggiore delle ipotesi, perfino far perdere denaro e risorse.

La fiducia è dunque un collegamento determinante per far compiere azioni oltre ciò che già si conosce. La fiducia è anche il motore a far continuare scelte e azioni. Un ponte che nel tempo è anche cambiato molto.

Dalla fiducia individuale, di una persona verso un’altra, che ha dominato i rapporti e le scelte per interi secoli, si è passati a quella istituzionale (verso Governi, Banche, Enti), poi entrata in crisi già dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso.

Quindi, oggi, la fiducia com’è?

Rachel Botsman l’ha definita ‘distribuita’ perché si sposta, segue dinamiche digitali e dispositivi. Passa attraverso, da e per la tecnologia.

Dunque non risiede più in un unico rapporto diretto (persona a persona, persona a istituzione) bensì in un meccanismo che distribuisce l’idea attraverso una piattaforma fino alla realizzazione effettiva.

La fiducia distribuita, però, non nasce né si poggia esclusivamente su nuove dinamiche tecnologiche e innovazioni. Occorrono tre principali caratteristiche, le stesse che in passato venivano accertate direttamente: competenza, serietà, onestà.

Competenza

Le capacità specifiche stanno alla base della fiducia in qualunque rapporto. La possibilità di svolgere correttamente una mansione, di adempiere a un ruolo, di avere una specifica esperienza e conoscenza, sono alla base della prima costruzione della fiducia, in passato come oggi. Il saper fare bene.

Serietà

Tuttavia non basta. Occorre sia accertabile la serietà, il poter contare sulla persona, la risorsa o l’azienda. Ecco perché fanno la differenza la coerenza e il mantenimento degli impegni nei modi e nei tempi concordati.

Onestà

Infine, occorre poter verificare che quanto dichiarato, stabilito e concordato corrisponda al vero, che le intenzioni manifestate siano allineate e rispettose. Oneste, per l’appunto.

Ma competenza, serietà e onestà acquisiscono ancor più valore, sono sempre più determinanti laddove intervengono meccanismi di distanza come nel digitale, attraverso le tecnologie.

In questi casi la fiducia poggia su un caposaldo delle interazioni: la reputazione.

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